Covid19

Screening Covid-19 per pazienti

Si informa che, per evitare la diffusione del COVID-19 e consolidare le misure preventive già messe in atto, parallelamente alle azioni intraprese per gli operatori, IRST IRCCS ha deciso di offrire alle/ai pazienti che hanno frequenti accessi, la possibilità di effettuare un tampone antigenico rapido di screening. Si tratta di un test indolore, veloce e molto efficace per tutelare la salute di tutti, specie delle persone più fragili.

L’appuntamento per il tampone viene inserito automaticamente, secondo criteri prestabiliti, in una giornata in cui la/il paziente è già presente in una delle sedi IRST per effettuare altre prestazioni (esami, terapie...ecc.) e compare nel foglio che la/il paziente riceve dall’operatore dell’Accettazione al momento dell’ingresso. Per ulteriori informazioni rivolgersi al personale sanitario. 

La campagna prenderà il via il prossimo 3 giugno.

Scarica l'Informativa screening tampone Covid19

screening covid pz

 

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Covid-19 e patologie onco-ematologiche: domande e risposte - FAQ


logo ausl romagnaLe presenti indicazioni sono state elaborate unitariamente dal Dipartimento Oncoematologico AUSL e dal Dipartimento Oncoematologico IRST IRCCS. Le risposte hanno quindi valenza sia per le persone prese in carico presso le sedi IRST, sia presso le Onco-ematologie AUSL della Romagna. 

 

 

bandi blu Qui ulteriori informazioni utili.

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Informazioni utili su vaccinazioni Covid-19

È importante premettere che:

  • Avere una patologia oncologica non è tra le condizioni che, a priori, possano sconsigliare la vaccinazione contro il COVID-19;
  • I pazienti oncologici, se colpiti dal COVID-19, potrebbero incontrare conseguenze più gravi rispetto alla popolazione non oncologica.

Per questi motivi, le principali Società Scientifiche nazionali e internazionali, ad oggi, raccomandano l’esecuzione del vaccino per questa categoria di pazienti.

La vaccinazione, inoltre, può rappresentare un’utile garanzia per la continuità delle terapie. I pazienti oncologici, infatti, per poter seguire il proprio percorso di cura devono frequentare luoghi (es. ospedali o ambulatori) che, seppur potenzialmente sicuri, vedono un’alta densità di accessi e per questo potrebbero essere più esposti al contagio rispetto a chi, invece, può restare al proprio domicilio. Inoltre, va considerato che, in caso di infezione da COVID-19 e/o obbligo di isolamento/quarantena, i trattamenti potrebbero subire ritardi con un rischio d’impatto diretto sul raggiungimento degli obiettivi di cura.

In generale, le controindicazioni all’esecuzione del vaccino, sono le stesse della popolazione non oncologica:

  • allergie gravi accertate ad uno o più componenti del vaccino;
  • per la seconda dose, reazione allergica grave dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino;
  • malattia febbrile acuta severa o infezione acuta in atto (la vaccinazione viene rimandata a dopo la guarigione).

In ogni caso, è opportuno che la valutazione sulla decisione di sottoporsi o non sottoporsi alla vaccinazione sia condivisa dal paziente con il proprio medico (medico di medicina generale e/o oncologo-ematologo) e comunque, al momento della vaccinazione, con il medico vaccinatore presente nei punti di somministrazione dell’AUSL di competenza.

I pazienti con difese immunitarie basse o che si stanno sottoponendo ad alcuni specifici trattamenti (terapie anti-CD20 o terapie citotossiche) potrebbero presentare una risposta anticorpale bassa al vaccino, non ben valutabile con i test sierologici attualmente disponibili, pur sviluppando comunque una risposta immunitaria efficace al virus.

In generale, così come per altre vaccinazioni, per ottenere la miglior risposta possibile da parte del sistema immunitario, è importante che i pazienti effettuino il vaccino alcuni giorni prima di sottoporsi al ciclo di terapia, nel momento in cui c’è un recupero immunologico, e non subito dopo.

In conclusione, alla luce delle indicazioni della comunità medica e delle evidenze scientifiche, anche dopo attenta valutazione di eventuali rischi di reazioni, è raccomandabile che i pazienti oncologici ed ematologici aderiscano alla vaccinazione contro il COVID-19.

Come definito dalla regione Emilia-Romagna, a partire dalla settimana del 15 marzo le Aziende Usl contatteranno direttamente le persone che rientrano nella categoria degli “estremamente vulnerabili”, così definita a livello nazionale in relazione a determinate problematiche di salute, per informarle sulle modalità con le quali potranno accedere alla vaccinazione

Le persone “estremamente vulnerabili”, indipendentemente dall’età, saranno contattate e prese in carico direttamente dalle Aziende sanitarie di riferimento, e quindi non dovranno prenotare. Nell'elenco sono comprese persone affette da patologia oncologica e emoglobinopatie (pazienti onco-ematologici in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure e conviventi, genitori di pazienti sotto i 16 anni di età, pazienti affetti da talassemia).

 

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Da lunedì 15 marzo in Emilia-Romagna si parte con gli over 75enni e le persone 'estremamente vulnerabili'

Coloro che hanno tra i 75 e i 79 anni (circa 210mila persone in tutta la regione) potranno prenotare secondo i canali già noti. Chi rientra nella categoria degli 'estremamente vulnerabili' (740mila persone, di cui fanno parte anche degli over 75), sarà preso in carico direttamente dalle Aziende Usl di riferimento, che provvederanno a contattare i pazienti a mano a mano che arriveranno i vaccini.

La campagna di vaccinazione contro il Covid-19 in Emilia-Romagna fa un altro passo avanti: da lunedì prossimo, 15 marzo, due nuove importanti categorie di cittadini potranno accedere alle somministrazioni. Si tratta delle persone di età compresa tra i 75 e i 79 anni e di coloro che rientrano nella categoria degli “estremamente vulnerabili”, così definita a livello nazionale in relazione a determinate problematiche di salute, dalle malattie respiratorie e cardiocircolatorie a quelle autoimmuni, passando per patologie oncologiche e trapianti (vedi l’Elenco vulnerabili): iprimi dovranno prenotarsi, i secondi saranno invece presi direttamente in carico dalle Aziende sanitarie di riferimento, che provvederanno a contattare i pazienti a mano a mano che arriveranno i vaccini.

“A seguito dell’annuncio del Governo dell’arrivo di quantitativi consistenti di nuove dosi vaccinali, Pfizer e AstraZeneca, apriamo ad un’altra fascia consistente della popolazione, cioè gli over 75 e le persone affette da patologie importanti- sottolinea l’assessore alla Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Un passo che ci fa guardare con maggior fiducia al futuro. Noi, con la nostra organizzazione siamo in grado di aumentare significativamente le vaccinazioni giornaliere, è però fondamentale che siano garantite le forniture vaccinali previste per marzo e sensibilmente aumentate quelle indicate per il secondo trimestre dell’anno”.

Le persone tra i 75 e i 79 anni: come prenotare il vaccino

Le persone tra i 75 e i 79 anni (circa 210mila persone, in tutta la regione) potranno prenotare secondo i canali già noti. Dunque, recandosi agli sportelli dei Centri Unici di Prenotazione (Cup), o nelle farmacie che effettuano prenotazioni Cup; online attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), l’App ER Salute, il CupWeb (www.cupweb.it); oppure telefonando ai numeri previsti nella Usl di appartenenza per la prenotazione telefonica.

All’atto della prenotazione, al cittadino saranno comunicati la data, il luogo dove recarsi e tutte le ulteriori informazioni necessarie. Nel caso in cui si sia impossibilitati ad essere trasportati per effettuare la vaccinazione, ci si può rivolgere direttamente alla propria Azienda Usl. Per prenotarsi non serve la prescrizione medica: bastano i dati anagrafici - nome, cognome, data e comune di nascita - o, in alternativa, il codice fiscale.

Le persone “estremamente vulnerabili”

Le persone “estremamente vulnerabili”, indipendentemente dall’età, saranno contattate e prese in carico direttamente dalle Aziende sanitarie di riferimento, e quindi non dovranno prenotare. Nell'elenco sono comprese persone affette da patologia oncologica e emoglobinopatie (pazienti onco-ematologici in trattamento con farmaci immunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure e conviventi, genitori di pazienti sotto i 16 anni di età, pazienti affetti da talassemia).

Si tratta di circa 740mila cittadini: tra questi vi sono anche ultra75enni, per cui il totale dei nuovi vaccinandi è minore rispetto alla somma di chi appartiene alle due categorie.

 

COVID-19 e patologie oncologiche: due studi IRST aprono la strada a nuovi approfondimenti

Sulla rivista Cell Transplantation pubblicati i risultati di due lavori scientifici che hanno indagato l’espressione dei geni ACE2, TMPRSS2 e AR nei tessuti di pazienti oncologici e di individui sani, quali fattori di suscettibilità al virus. Da questi risultati emergerebbe un potenziale ruolo protettivo di alcune terapie ormonali dall’infezione virale che sarà oggetto di ulteriore studio.

Tra i pazienti oncologici, gli over 60 anni di sesso maschile potrebbero correre più rischi d'infezione da COVID19 rispetto a malati più giovani mentre, più in generale, le pazienti oncologiche donne sarebbero a minor rischio. A suggerirlo, aprendo così la strada a nuovi approfondimenti, due studi condotti all’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori "Dino Amadori" - IRST IRCCS di Meldola (FC) da un gruppo di giovani ricercatori tra cui Sara Bravaccini e Sara Ravaioli (rispettivamente coordinatrice e ricercatrice della Unit Gerobiomics and Exposomics del Laboratorio di Bioscienze), il gruppo di Bioinformatica (composto da Michela Tebaldi, Eugenio Fonzi e Davide Angeli) insieme a Massimiliano Mazza e Fabio Nicolini (ricercatori del gruppo Immunoterapia, Terapia Cellulare somatica e Centro Risorse Biologiche) e la collaborazione del Prof. Pierluigi Viale (Professore ordinario di Malattie Infettive e Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, Direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna) e Prof. Vittorio Sambri (Professore di Microbiologia – DIMES Università di Bologna e Direttore dell’Unità Operativa Microbiologia del Laboratorio Unico di Pievesestina AUSL Romagna).

Si tratta di dati che andranno ulteriormente indagati e che potrebbero aiutare ad affrontare con crescente efficacia la pandemia, affiancando le imprescindibili misure di prevenzione messe in campo e la campagna vaccinale.

Nello studio, svolto sotto la direzione scientifica del Prof. Giovanni Martinelli, è stata analizzata l’espressione di due geni fondamentali per l’entrata del virus SARS-CoV-2 nelle cellule – ACE2 (recettore tramite cui il virus aderisce alle cellule) e TMPRSS2 (un enzima essenziale per l’entrata del virus nelle cellule) – e sono stati messi a confronto i dati anonimi presenti in database pubblici (Tissue Cancer Genome Atlas e Genotype Tissue Expression) di pazienti oncologici e soggetti sani. I risultati ottenuti mostrano che nei tessuti di soggetti sani entrambi i geni presentano un'espressione più bassa nei soggetti over 60 rispetto alla popolazione più giovane. Nei tessuti tumorali dei soggetti di sesso maschile in giovane età inferiore a 60 anni, TMPRSS2 è meno presente rispetto ai soggetti anziani. Questo suggerisce che i pazienti oncologici giovani potrebbero correre un minor rischio di contrarre COVID-19. Altro elemento emerso è che le donne, a parità di età, avendo minore espressione di entrambi i geni a livello tumorale rispetto agli uomini, potrebbero essere maggiormente protette.

Nello studio sono state anche esplorate le varianti genetiche in ACE2 e TMPRSS2 che potrebbero essere utili al fine di identificare una diversa suscettibilità al virus, a scopo preventivo e terapeutico nella popolazione ma in particolare nei malati di cancro.

Nel secondo lavoro, pubblicato pochi giorni fa, è emerso che i tumori delle donne anziane esprimono maggiormente sia il recettore degli androgeni (AR) sia TMPRSS2, quest’ultimo sotto controllo ormonale. Tale dato potrebbe indicare che alcune terapie ormonali, che agiscono su tale recettore e a cascata su TMPRSS2, potrebbero avere un effetto preventivo e, quindi, diminuire la suscettibilità all’infezione COVID-19. Un’ipotesi che potrà essere verificata su gruppi di pazienti con tumore al seno e alla prostata che seguono questi regimi terapeutici. Risultati e prospettive di questo studio saranno presentati durante uno dei principali congressi internazionali, ovvero al convegno annuale dell’American Association for Cancer Research (AACR) che si terrà in modalità virtuale ad aprile 2021.

Gli articoli

⇒ ACE2 and TMPRSS2 Potential Involvement in Genetic Susceptibility to SARS-COV-2 in Cancer Patients
⇒ Estrogen and Androgen Receptor Inhibitors: Unexpected Allies in the Fight Against COVID-19

 

foto gruppo articoli covid19

Nella foto (da sinistra): Davide Angeli, Michela Tebaldi, Sara Ravaioli, Sara Bravaccini, Fabio Nicolini, Massimiliano Mazza, Giovanni Martinelli

Coronavirus - Vaccino per i cittadini con 80 anni e più, lunedì 15 febbraio il via alle prenotazioni

Coronavirus. Vaccino per i cittadini con 80 anni e più, lunedì 15 febbraio il via alle prenotazioni. Tramite sportelli e farmacie Cup, Fascicolo sanitario elettronico e web, ma anche per telefono: ecco tutti i numeri delle Aziende Usl. L'assessore Donini ai 'grandi anziani': "Siete tra coloro che hanno pagato il prezzo più alto alla pandemia, finalmente inizia il percorso per il possibile ritorno alla normalità"

I primi a poter prendere appuntamento dal 15 sono i nati nel 1936 o negli anni precedenti; dal 1^ marzo, potranno prenotarsi i nati dal 1937 al 1941. In partenza lunedì anche la campagna di comunicazione della Regione sul piano vaccinale dell'Emilia-Romagna: un portale dedicato

Bologna – Via alle vaccinazioni per gli over 80. Da lunedì 15 febbraio i cittadini emiliano-romagnoli di 85 anni e oltre (dunque, i nati nel 1936 o negli anni precedenti) potranno prenotare il vaccino antiCovid, con le prime vaccinazioni chesaranno effettuate già il giorno successivo, martedì 16. Dal 1^ marzo sarà la volta dei nati tra il 1937 e il 1941, quindi di coloro che hanno dagli 80 agli 84 anni.

“I nostri ‘grandi anziani’ sono sicuramente tra le categorie che hanno pagato il prezzo più alto nella pandemia- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-, ed è per questo che vengono vaccinati subito, dopo il personale sanitario, delle Rsa e i degenti delle strutture. Molti dei nostri 80enni e ultra 80enni- prosegue l’assessore- vivono ormai da mesi in una sorta di lockdown volontario, per il timore di contrarre il virus. In questo modo rischiano inevitabilmente conseguenze gravi come l’isolamento e la depressione: con il vaccino si aprono le porte per il ritorno alla normalità, alla vita di relazione. Da lunedì potranno dunque prendere appuntamento, con le prime vaccinazioni che saranno fissate già dal giorno successivo. La macchina, complessa e articolata sul territorio, è pronta, grazie all’impegno e allo sforzo organizzativo che abbiamo messo in campo assieme a tutte le Aziende sanitarie, che voglio nuovamente ringraziare”.

Come prenotare

È possibile prenotare con i consueti canali, dunque recandosi agli sportelli dei Centri Unici di Prenotazione (Cup), o nelle farmacie che effettuano prenotazioni Cup; online attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), l’App ER Salute, il CupWeb (www.cupweb.it); oppure telefonando ai numeri previsti nella Usl di appartenenza per la prenotazione telefonica.

I numeri telefonici delle Aziende Usl per prenotare

Questi i numeri, da Piacenza alla Romagna, dove chiamare, e i relativi orari:

  • Ausl Piacenza 800 651 941, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 18;
  • Ausl Parma 800 608 062, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16; sabato dalle 9 alle 13;
  • Ausl Reggio Emilia 0522 338799, dal lunedì al sabato dalle 7.45 alle 18;
  • Ausl Modena 059 2025333, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18; sabato dalle 8 alle 13;
  • Ausl Bologna 800 884 888, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 17.30; sabato dalle 7.30 alle 12.30;
  • Ausl Imola 800 040 060, da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 17:30; sabato dalle 8.30 alle 12.30;
  • Ausl Ferrara 800 532 000, da lunedì a venerdì, dalle 8 alle 17; sabato dalle 8 alle 13;
  • Ausl Romagna 800 002 255, da lunedì a venerdì, dalle 7.30 alle 19; sabato dalle 7.30 alle 13.30

All’atto della prenotazione, al cittadino saranno comunicati la data, il luogo dove recarsi e tutte le ulteriori informazioni necessarie. Nel caso in cui si sia impossibilitati ad essere trasportati per effettuare la vaccinazione, ci si può rivolgere direttamente alla propria Azienda Usl. Per prenotarsi non serve la prescrizione medica: bastano i dati anagrafici - nome, cognome, data e comune di nascita - o, in alternativa, il codice fiscale.

Chi può prenotare e quando: le date per anno di nascita

Quasi 370mila cittadini. Tanti sono gli emiliano-romagnoli con 80 anni e più che stanno ricevendo a casa una lettera, a firma del presidente della Regione Stefano Bonaccini, con l’invito a prenotarsi e tutte le informazioni utili per farlo.

Due sono le date a partire dalle quali le persone con ottant’anni o più possono iniziare a prendere appuntamento, con la possibilità di farlo, naturalmente, anche nei giorni successivi al primo: lunedì 15 febbraio saranno aperte le prenotazioni per i nati nel 1936 o negli anni precedenti (85enni e ultra 85enni), mentre da lunedì 1^ marzo si potranno prenotare le persone nate dal 1937 al 1941 compresi (quindi tra gli 80 e gli 84 anni).

Non è possibile prenotare prima delle date previste per la propria età: occorre quindi attendere la data riferita al proprio anno di nascita. I primi appuntamenti per le vaccinazioni saranno fissati già dal giorno successivo, quindi dal 16 febbraio o dal 2 marzo a seconda della classe d’età.

Farmacovigilanza Covid19: una guida per i cittadini

Vaccinazione anti covid-19: una guida per il cittadino sulla segnalazione di eventuali reazioni avverse

In concomitanza con la vaccinazione per il covid 19 è stata ribadita l’importanza della farmacovigilanza finalizzata alla segnalazione di eventuali reazioni avverse, così come avviene per tutti i farmaci e vaccini. La Farmacovigilanza, con l’avvio della vaccinazione di massa, coinvolgerà tutti i cittadini che si vaccineranno.

A questo fine è stata stilata una “Guida per il cittadino sulla segnalazione di vaccinovigilanza (pdf259.15 KB)” mirata a stimolare le segnalazioni, al fine di consentire agli Enti regolatori di disporre di dati che consentano di acquisire il maggior numero di informazioni possibili e di rendere sempre più sicuri i vaccini.

La farmacovigilanza è, infatti, un complesso di attività finalizzate a valutare in maniera continuativa tutte le informazioni relative alla sicurezza dei farmaci e dei vaccini, e che si basano sull’analisi dei dati raccolti attraverso le segnalazioni spontanee. I medici e gli altri operatori sanitari sono tenuti a segnalare le sospette reazioni avverse di cui vengono a conoscenza, ma anche i cittadini sono invitati a segnalare le eventuali reazioni durante terapie farmacologiche o, appunto, nel caso specifico della vaccinazione. 

Va chiarito che, anche se è sempre bene effettuare approfondimenti, un evento avverso non necessariamente ha una relazione causale con la vaccinazione: la maggior parte delle volte si tratta di una coincidenza temporale.  

Cosa deve fare il cittadino che si vaccina

Al momento della vaccinazione riceve la Guida, che contiene anche le modalità per l’eventuale segnalazione nonché, qualora non disponga di un accesso ad internet, una scheda per effettuare una segnalazione cartacea.  

La segnalazione, infatti, può avvenire in due modi: 

  • elettronica (preferibile): attraverso la piattaforma Vigifarmaco collegandosi al sito www.vigifarmaco.it e seguendo il percorso indicato per le segnalazioni da cittadino; 
  • cartacea, compilando il modulo che viene consegnato e inviandolo poi tramite mail o via fax alla propria azienda sanitaria (responsabili di farmacovigilanza delle Aziende sanitarie) o ancora consegnandola a mano alla più vicina Farmacia convenzionata che si occuperà di recapitarla. 

Proprio al fine di agevolare questa importante operazione, la Regione Emilia-Romagna ha infatti attivato un apposito progetto con le Farmacie del territorio

La segnalazione va effettuata appena possibile, riportando qualsiasi sospetto effetto indesiderato, anche di scarsa rilevanza, che sia comparso subito dopo la vaccinazione o nei giorni successivi. 

Vaccini anti-Covid19, prime somministrazioni per i nostri professionisti

Via alla vaccinazione anti-COVID19 del personale dell’IRST “Dino Amadori” IRCCS. Si è svolta oggi nel punto di somministrazione identificato dall’AUSL Romagna per il comprensorio di Forlì-Cesena – la Fiera di Cesena – la somministrazione della prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech ai professionisti IRST: 150 dipendenti, prioritariamente personale sanitario addetto all'assistenza in conformità con le indicazioni Ministeriali. Nei prossimi giorni si terranno altre somministrazioni a progressiva copertura delle adesioni – pressoché la totalità dei dipendenti – alla campagna.

Ringrazio la AUSL della Romagna per la grande disponibilità dimostrata nel garantire l'accesso dei professionisti dell'IRST già dai primi giorni dell'avvio dal piano vaccinale antiCovid che rappresenta un importantissimo ed epocale intervento di sanità pubblica – commenta Giorgio Martelli, Direttore Generale IRST IRCCS –. È una grande opportunità che viene offerta per tutelare la salute dei nostri professionisti e soprattutto per garantire un'assistenza più sicura ai nostri pazienti che, per la patologia di cui sono portatori e le terapie cui sono sottoposti, sono certamente più fragili di altri rispetto ad una possibile infezione da Covid19.”

Il primo vaccinato dell’IRST è stato il Dr. Giovanni Luca Frassineti, Direttore dell’Oncologia Medica e del Gruppo di patologia Gastroenterico: “È una bellissima giornata per tutti noi, una bellissima Epifania; siamo qui, per la prima volta, 150 professionisti dell’IRST di diverse discipline e diverse competenze, a testimoniare quanto crediamo che la strada vaccinale sia la soluzione migliore e più efficace nel contenimento di questa pandemia. Speriamo che la nostra presenza sia un segnale anche per la popolazione e che questo gesto di fiducia e speranza convinca tutti, quando sarà possibile, a vaccinarsi perché solo uniti potremo superare questa emergenza.”

Secondo le indicazioni del Ministero della Salute, la prima fase di vaccinazioni è rivolta a medici, infermieri e tutti coloro che lavorano nella sanità regionale, e agli operatori e degenti della Case Residenza per Anziani – in totale, in Regione Emilia-Romagna, si tratta di oltre 180mila persone. Dopo la prima somministrazione, seguirà la seconda di richiamo, nell’arco dei 18-23 giorni successivi. A partire da marzo, l’allargamento della campagna ad altre categorie a rischio e al resto della popolazione.

Vaccine Day COVID dell'Emilia-Romagna: alle 14 partita la vaccinazione da Piacenza a Rimini

Il grande giorno, quello del Vaccine Day, è arrivato. In Italia e in Emilia-Romagna, così come in Europa. Con una partenza simultanea da Piacenza a Rimini, alle ore 14 di oggi, sono state fatte le prime vaccinazioni contro il Covid-19, che proseguiranno fino alla serata di oggi.

Dopo tanta attesa, questo giorno è finalmente arrivato. Un giorno storico, nel quale davvero possiamo iniziare e vedere la luce in fondo al tunnel”, affermano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffale Donini.

Come prevede la macchina organizzativa messa a punto da Regione e Aziende sanitarie, ad essere vaccinati nel corso di questa prima giornata saranno circa mille donne e uomini da mesi in prima linea nella lotta al virus: 975 fra medici, infermieri e operatori delle strutture sanitarie e socioassistenziali, a partire da coloro che dovranno poi vaccinare i colleghi.

Questa fase della campagna, infatti, anche in Emilia-Romagna è riservata - come stabiliscono le disposizioni ministeriali - proprio a chi lavora nella sanità (92.600 addetti) e nelle strutture per anziani e disabili (84.600 persone), per un totale di circa 180mila professionisti che verranno vaccinati nelle prossime settimane. Compresi i degenti nelle Cra.

Alle 14, a ‘scoprire il braccio’ per la prima dose di vaccino (Pfizer-BioNtech), a cui ne seguirà una seconda a distanza di 18-23 giorni c’erano sei donne e cinque uomini, vaccinati nei punti individuati in ogni provincia dalle aziende sanitarie: Andrea Vercelli, medico dell’Unità Operativa Pronto Soccorso e Obi dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto di PiacenzaMaria Chiara Parisini, pediatria a Langhirano, in provincia di ParmaAlessandro Zerbini, responsabile della struttura semplice dipartimentale autoimmunità, allergologia e biotecnologie innovative Azienda Usl Reggio EmiliaAlda Reggiani, infermiera Azienda Usl ModenaNoemi Melloni, medico Usca Azienda Usl FerraraCamilla Benedetti, medico Usca Pianura ovest, Azienda Usl di BolognaStefano Pasquali, Direttore Unità Operativa Complessa (UOC) denominata Medicina B e responsabile del "Bed Management" del Dipartimento Medico-Oncologico Azienda Usl ImolaGiovanna Giubelli, infermiera Servizi territoriali del Dipartimento di Cure Primarie e Medicina di Comunità Azienda Usl Romagna, sede provinciale RavennaEmilia Biguzzi, assistente sanitaria, Azienda Usl Romagna, sede provinciale Forlì-CesenaCarlo Biagetti, medico, responsabile del Programma per la gestione del rischio infettivo e del buon uso degli antibiotici dell'Ausl della Romagna, Azienda Usl Romagna, sede provinciale Rimini. Insieme a loro, sempre alle 14, Afro Salsi, geriatra, Coordinatore dell'Assistenza agli anziani dell’ASP Bologna, vaccinato alla CRA ‘Cardinal Giacomo Lercaro’ di Bologna. In tutta Italia, infatti, l’avvio della campagna vaccinale ha coinvolto una Casa di residenza per anziani in ogni regione.

Dopo tanta attesa, finalmente questo giorno è arrivato - affermano il presidente Bonaccini, presente all’avvio delle vaccinazioni a Modena, e l’assessore regionale alle Politiche per la salute,  Donini, presente a Bologna -. Un giorno a cui tutto il Paese, e non solo, guarda con speranza e fiducia, nella consapevolezza che ci aspetta un periodo ancora molto duro ma che si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. Ed è giusto e doveroso partire dagli operatori sanitari e socio-sanitari, donne e uomini che da mesi, così come fanno tuttora, mettono la loro competenza e professionalità al servizio di ognuno di noi e dell’intera comunità. Con la collaborazione delle Aziende sanitarie - che ringraziamo assieme ai protagonisti di questa giornata, coloro che si sono fatti e si faranno vaccinare - abbiamo allestito una macchina organizzativa complessa, perché questa è sicuramente la più grande sfida che la nostra sanità si trova ad affrontare dal dopoguerra ad oggi. Oggi iniziamo il percorso che ci deve portare fuori dalla pandemia, nel quale continuare a rispettare tutte le regole di sicurezza, guardando con una maggiore fiducia ai prossimi mesi. Facciamolo tutti, insieme, come Emilia-Romagna e come Paese”.

Da Piacenza a Rimini, i luoghi del Vaccine Day

In Emilia-Romagna le singole Aziende hanno predisposto il luogo esatto, all’interno delle strutture sanitarie presenti sul territorio di competenza, dove oggi vengono somministrate le vaccinazioni. Piacenza ha scelto il Laboratorio analisi dell’ospedaleParma vaccinerà presso l’Ospedale Maggiore; Reggio Emilia nei locali dell’ex ospedale Spallanzani; a Modena la somministrazione avverrà presso l’aera di riabilitazione dell’ospedale di Baggiovara. A Bologna le vaccinazioni verranno somministrate presso l’Autostazione e alla Casa di Residenza Cardinal Giacomo Lercaro mentre a Imola il Vaccine Day si svolgerà nel Medical Centre dell’Autodromo, inaugurato a fine ottobre scorso; a Ferrara il luogo identificato è l’Ospedale Sant’Anna di Cona mentre per la Romagna i centri individuati sono il Pala De Andrè a Ravenna, il Quartiere Fieristico di Rimini e Cesena Fiera.

Non esiste un team tipo di vaccinatori oggi in servizio, come ci sarà invece nella campagna vaccinale vera e propria, ma tutte le Aziende hanno precedentemente individuato, inviando i nominativi al ministero della Salute, i medici e gli infermieri che stanno vaccinando.

Le foto durante le prime vaccinazioni, al link: https://www.regione.emilia-romagna.it/agenzia-di-informazione-e-comunicazione/stampa/2020/vaccine-day

Nuovo triage esterno per IRST

Nonostante l’imminente campagna vaccinale offra concreti motivi di ottimismo, l’emergenza COVID19 non può dirsi superata. Anzi, sono sempre di stretta attualità le misure di distanziamento e prevenzione del contagio. Per questo l’IRST “Dino Amadori” IRCCS ha ulteriormente potenziato gli strumenti a propria disposizione per il miglior controllo degli accessi degli utenti, così da assicurar loro percorsi sicuri e separati.

E’ da pochi giorni attiva, infatti, all’ingresso della sede di Meldola, una struttura sanitaria prefabbricata dove personale infermieristico e operatori socio sanitari IRST possono svolgere, nel rispetto dei protocolli di protezione, le operazioni di filtro obbligatorio (verifica dell’appuntamento, misurazione dei valori biometrici, cambio mascherina e sanitizzazione delle mani) prima di autorizzare l’ingresso dell’utente all’IRST.

La nuova struttura per il triage – recentemente illustrata dalle Direzioni IRST, al Sindaco di Meldola, Roberto Cavallucci – si affianca a quanto già messo in campo fin dagli esordi della pandemia di COVID19, tra cui: triage telefonico precedente l’appuntamento per tutti i pazienti; percorsi di accesso separati e attrezzati a seconda della categoria di utenza (in primis pazienti, lavoratori); avvio di numerosi progetti di ricerca su virus e patologie tumorali (come lo studio CORSA che riguarda la tutela degli operatori, quello sul carattere preventivo dell’idrossiclorochina, una ricerca di tipo biologico-molecolare sulle caratteristiche del virus o uno studio osservazionale su pazienti che ricevono ormono-terapia). La struttura rappresenta, dunque, solo l'ultima azione in ordine temporale delle già numerose intraprese per proteggere pazienti e personale dal COVID19, con ottimi risultati in termini di contagi.

In particolare, la struttura installata, scelta tramite procedura pubblica, è denominata ZEP ed è un modulo prefabbricato sanitario completamente ideato e realizzato in Italia. ZEP è stato progettato, combinando architettura sostenibile e ultime tecnologie, da Zeprojects, una startup innovativa di Bologna, e in seguito costruito utilizzando materiali edili naturali da Sherwood, altra startup innovativa di Firenze. Per rendere più confortevole l’attesa prima di entrare nel triage esterno, soprattutto considerando la rigidità del clima invernale e le possibili precipitazioni, sono state allestite anche due tenso-strutture, una riscaldata antistante il modulo ed una di attesa dedicata per accompagnatori non autorizzati.

Considerando che complessivamente, nelle quattro sedi IRST, ogni giorno si recano circa 700 pazienti (il valore maggiore riguarda proprio Meldola), ai quali si aggiungono accompagnatori e personale esterno, è facile intuire l’importanza e l’utilità di una struttura esterna per la gestione dei flussi in ingresso. 

percorsi triage

Il Best Lean Idea Award all’applicazione web “TRAC19”

Il progetto ideato da IRST IRCCS e dalla società AIVOLUTION, grazie a un sistema di autovalutazione via web, permetterà una gestione più rapida e sostenibile degli accessi in ambiti sanitari a supporto delle misure di contrasto alla diffusione del virus nelle strutture di cura, assistenza e non solo

Un lasciapassare telematico, compilato in autonomia via web, che permetta di accedere a quelle strutture che sono a forte rischio Covid19 come ospedali o residenze sanitarie. Si chiama TRAC19 ed è il progetto ideato da professionisti dell’IRST “Dino Amadori” IRCCS e dalla società sammarinese specializzata in intelligenza artificiale AIVOLUTION, risultato vincitore pochi giorni fa del prestigioso Lean Healthcare e Lifescience Award 2020, categoria “Best Lean Idea”.

Il progetto TRAC19 prevede lo sviluppo di un applicativo web che permetta all’utente che deve accedere, ad esempio, in IRST, di compilare un questionario di autovalutazione/autocertificazione sulla propria salute e potenziali rischi epidemiologici (contatti avuti con positivi) semplicemente tramite smartphone, pc o tablet. Una volta terminata la compilazione, l’utente ottiene subito un responso: STOP, se c’è la presenza di almeno un criterio di rischio (clinico o epidemiologico) per cui si rende necessario contattare un operatore prima di recarsi in struttura oppure GO. Il “semaforo verde” è contestuale al rilascio di un codice che, presentato all’ingresso dell’Istituto, consente di accedere secondo le attuali procedure di sicurezza.

Presso l’IRST di Meldola, fin dalla prima ondata pandemica, è stato organizzato un percorso di triage che prevede una telefonata il giorno precedente l’appuntamento per constatare la salute del paziente e un triage fisico all’accesso in struttura. Gli obiettivi del progetto sono, dunque, da un lato ottimizzare il percorso triage del paziente/utente riducendo al minimo il tempo necessario per la valutazione clinica e mantenendo alto il rispetto della privacy, dall’altro impegnare il personale sanitario in attività cliniche a maggior valore per la presa in carico e l’assistenza dei pazienti oncologici. Aspetto, quest’ultimo, affatto secondario considerando che solo IRST svolge circa 2.500 telefonate a settimana e che, quotidianamente, i pazienti che hanno necessità di recarsi in struttura sono in media circa 700 nelle quattro sedi, ai quali si aggiungono accompagnatori, lavoratori, personale esterno. L’utilizzo della app consente, inoltre, di facilitare l’identificazione, in sicurezza e precocemente, dei pazienti ammalati paucisintomatici.

Il Lean Award, giunto alla sua terza edizione, è organizzata da Fiaso, Federsanità Anci, Aiop, Telos Management Consulting e Università di Siena con il patrocinio di Farmindustria, Confindustria Dispositivi Medici, IN.GE.SAN, SIMM, AOPI, SIFO per valorizzare le migliori idee di gestione dei percorsi produttivi nell’ambito della salute, ha visto partecipare Aziende Sanitarie Pubbliche e Private e Aziende appartenenti ai settori Pharma e Medical device. A contendersi la palma di progetto più innovativo all’interno delle due categorie del premio – progetti già realizzati (Lean Projects) e idee progettuali appena avviate (Lean Ideas) – quest’anno erano iniziative legate ai percorsi COVID19 o di emergenza sanitaria.

L’applicazione, strumento tecnologico per lo sviluppo della patient engagement e a supporto agli operatori sanitari, è stata ideata per un utilizzo non solo in IRST ma anche in qualsiasi struttura sanitaria e non sanitaria che intende aumentare il livello di sicurezza per l’accesso di utenti ai propri servizi.

Gli ideatori (e vincitori) di TRAC19 sono: Nicola Gentili, Francesca Galardi, Lucia Bertoni, Caterina Florescu, Elena Prati, Roberto Vespignani, Americo Colamartini, Andrea Pagliarani, Roberto Pasolini, Lorenzo Braconi, Michele Barzanti, Sandra Montalti, Luca Battistelli, Paolo Mariotti, Maria Teresa Montella, Mattia Altini, Massimiliano Quercioli, Sabrina Prati insieme all’equipe infermieristica, tecnica, di operatori socio sanitari e ai medici dell’IRST.

TRAC19 Gruppo

Il grande grazie dell'IRST alla Protezione Civile e ai suoi volontari

Un grazie grande quanto l’enorme disponibilità e professionalità dimostrate in questi difficilissimi mesi di pandemia dai volontari della Protezione Civile. È quello che le Direzioni e tutto l’IRST, hanno voluto tributare alla Protezione Civile dell’Emilia-Romagna e a tutte le associazioni aderenti che, fin dal 13 marzo scorso – giorno in cui è stata montata nel parcheggio interno una tenso-struttura gonfiabile dedicata al triage infermieristico Covid-19 – hanno reso possibile il miglior svolgimento del percorso, accogliendo, indirizzando e informando i pazienti e tutti coloro che hanno avuto necessità di accedere all’Istituto di Meldola.

La conclusione dell’attività di accoglienza, resa possibile da circa 400 volontari provenienti da tutto il territorio, è prevista per questa settimana mentre – è bene ricordarlo – restano operative tutte le misure di controllo e i percorsi dedicati che saranno assicurati sempre dal personale IRST.

L’evento di saluto e ringraziamento si è tenuto giovedì, 23 luglio, alla presenza di esponenti dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione Civile, del Coordinamento provinciale Volontari di Protezione Civile e di una rappresentanza dei volontari che si sono susseguiti in questi giorni

Siamo riusciti, insieme a voi, a ridurre un rischio gravissimo per i nostri pazienti: quello di contrarre il Coronavirus; un virus che si è dimostrato quattro volte più letale se attacca chi già soffre di una malattia oncologica – ha esordito il dr. Giorgio Martelli, Direttore Generale IRST IRCCS –. E questo senza intaccare le attività di cura, i ricoveri. Il vostro contributo, al fianco degli infermieri e degli OSS, è stato fondamentale; ancora più bello e ricco di valore è che questo aiuto così appassionato sia arrivato da volontari, a testimoniare quanto il territorio ci sia vicino”.  

Giovanni Martinelli, Direttore Scientifico IRST: “Grazie perché, anche se ci siamo trovati di fronte a una pandemia talmente rapida e violenta da colpirci con durezza mai vista, abbiamo potuto garantire la continuità di cura con serenità. Grazie al vostro impegno e vicinanza, alla vostra azione di servizio volontario per il bene comune più prezioso che è la salute. Non è finita, occorre vigilare perché la pandemia diventi davvero un ricordo del passato.” 

A seguire i saluti da parte dello staff dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione Civile – Area Romagna Forlì-Cesena (presenti anche le colleghe Monica Raggi e Sabrina Gatti) portati dalla Responsabile Claudia Casadei: “Quello di oggi non è solo un momento di soddisfazione ma di grande importanza per la nostra Organizzazione perché ci permette di tirare le somme di quanto fatto e di quanto appreso, qui come su tutto il territorio di Forlì-Cesena. Senza i volontari al nostro fianco non sarebbe possibile far nulla di tutto ciò, soprattutto senza questi volontari, formati e preparati costantemente. Accogliamo i vostri ringraziamenti per porgervene altrettanti: vedere concretamente i risultati dei nostri interventi, infatti, ci spinge e ci motiva a continuare lungo questa strada”.

Gabriele Russo, Presidente del Coordinamento provinciale del Volontariato di Protezione Civile, realtà che somma più di 30 associazioni in Provincia per più di mille volontari attivi: “Anche io accolgo e restituisco i ringraziamenti: IRST è un’istituzione che sta facendo molto per il nostro territorio cui va la nostra riconoscenza come cittadini. Se il primo grande merito per come è stata gestita la pandemia va ai sanitari, a me piace ricordare anche i decisori, di tutti i livelli, e i volontari: nessuno era preparato ma abbiamo saputo reagire. In particolare, per noi, è stato un periodo di attività nuove: noi abituati a montare tende, riparare argini, gestire calamità e a farlo con la forza del gruppo, abbiamo imparato a lavorare in ambito di sanità, soprattutto a lavorare distanziati.

A chiudere gli interventi, Roberto Cavallucci, Sindaco di Meldola: “Nel mio ruolo di amministratore ho vissuto i giorni passati con l’idea costante di preservare la sicurezza delle tante strutture sociali e sanitarie del nostro comune e territorio; sapere che qui in IRST era presente un presidio di controllo coadiuvato dalla Protezione Civile ha rappresentato una grande sicurezza. Mi piacerebbe stringere la mano a tutti coloro che, con grande rispetto e spirito di dedizione, sacrificando tempo per sé e i loro cari, hanno consentito ad altri, in grave difficoltà, di vedersi salvata la vita.

  

IRST entra in un consorzio internazionale per identificare terapie cellulari sul Covid-19

L’obiettivo è ambizioso: comprendere la risposta dei linfociti T all’infezione da nuovo coronavirus e modificarli con tecniche di ingegneria cellulare per aiutarli a sconfiggere SARS-CoV-2. Per raggiungerlo, la società telefonica spagnola Cellnex Telecom ha deciso di finanziare con 5 milioni di euro un consorzio di centri di eccellenza europei nel campo delle terapie geniche e cellulari.

L’accordo è stato firmato oggi da Joseph M. Campistol, Direttore Generale dell’Hospital Clìnic de Barcelona – capofila del consorzio – e Tobías Martínez, CEO di Cellnex Telecom.

Tra gli enti che parteciperanno al progetto, oltre al capofila, ci sono, oltre all’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) di Meldola (FC), l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, l’Institute of Regenerative Medicine and Biotherapies di Montpellier e l’Hospital Universitario Gregorio Marañón di Madrid.

Il progetto durerà due anni e si concentrerà su due strategie terapeutiche distinte, che si basano entrambe sull’ingegnerizzazione dei linfociti T: da un lato aiutare il sistema immunitario dei pazienti a riconoscere e colpire le cellule infettate dal virus, dall’altro ridurre lo stato iper-infiammatorio che caratterizza le forme più gravi della malattia. L’idea innovativa è quella di reinventare tecnologie messe a punto per la lotta ai tumori – come le CAR-T – e usarle per aiutare l’organismo a rispondere in modo efficiente all’infezione. Per modificare con successo le cellule del sistema immunitario però, è necessario prima capire di più della loro azione nelle varie fasi dell’infezione. Questo sarà possibile anche grazie ai campioni biologici raccolti dall’IRST nel contesto dello studio CORSA.

"Nella consapevolezza che stiamo vivendo una situazione inedita, abbiamo deciso di agire in modo inedito e allocare risorse straordinarie a uno sforzo scientifico cooperativo tra ospedali e centri di ricerca europei. L’obiettivo è trovare nuove opzioni terapeutiche per i pazienti Covid-19", afferma Tobias Martinez, CEO di Cellnex. "Ma si tratta di un progetto che potrebbe avere ripercussioni anche per nel trattamento di altre patologie di origine virale.

Siamo onorati di rappresentare l’Italia, insieme all’Ospedale San Raffaele, in un progetto così importante ed ambizioso, capace di raccogliere centri di valore internazionale e che sicuramente avrà ricadute anche in ambito oncologico” commentano il Prof. Giovanni Martinelli, Direttore Scientifico dell’Istituto Tumori della Romagna (IRST) IRCCS e il dr. Massimiliano Mazza, biotecnologo del Laboratorio di Bioscienze IRST IRCCS impegnato nello sviluppo preclinico di anticorpi terapeutici e terapie cellulari antitumorali. “La scelta, per un IRCCS oncologico qual è IRST, di aderire a questo studio preclinico è, anzitutto, dettata dall’impatto nefasto che il coronavirus ha sulle persone affette da tumore; una fascia di pazienti già portatori di fragilità gravi e particolarmente sensibili alla severità dei sintomi del Covid-19. La comprensione della risposta immunitaria nei pazienti Covid-19 ci consentirà di proteggere meglio i nostri malati. In più, lo sviluppo di terapie cellulari anti-Covid-19 getta le basi per approcci terapeutici di tipo cellulare che utilizzino l’ingegneria genetica a scopo terapeutico proprio contro il cancro” concludono.

Il progetto di ricerca

Nella risposta dell’organismo al nuovo coronavirus non c’è solo la componente umorale – legata cioè alla produzione degli anticorpi – ma anche una componente cellulare. Una volta prodotti gli anticorpi, infatti, sono i linfociti T a giocare un ruolo fondamentale: sono loro a dover attaccare con successo le cellule infettate da SARS-CoV-2 senza produrre eccessivi danni agli altri tessuti.

L’obiettivo del progetto di ricerca avviato grazie al finanziamento di Cellnex Telecom è proprio quello di comprendere meglio il ruolo di queste cellule nel combattere il virus e trovare il modo di aiutarle nel loro lavoro, da un lato rendendole più abili nel riconoscere le cellule infettate da SARS-CoV-2, dall’altro riducendo il rischio che forniscano una risposta immunitaria eccessiva e iper-infiammatoria, come si osserva in molti pazienti con forme gravi di Covid-19.

Il primo passo sarà selezionare e isolare dai campioni biologici raccolti dai pazienti Covid, i linfociti T in grado di reagire alla presenza di cellule infettate dal nuovo coronavirus e, soprattutto, capire quali sono i recettori coinvolti in questo processo di riconoscimento.

Una volta identificati questi recettori, i ricercatori utilizzeranno tecniche di ingegneria genetica, come le forbici molecolari CRISPR/Cas9, per ingegnerizzare delle cellule T e renderle più sensibili alla loro presenza e quindi più efficaci contro il nuovo coronavirus.

Infine, sempre partendo dallo studio dei campioni biologici raccolti dai pazienti con le forme più gravi di Covid-19, i ricercatori svilupperanno delle strategie per controllare meglio la risposta iper-infiammatoria che si osserva nei pazienti più critici. Anche in questo caso verranno utilizzate delle terapie cellulari, basate però sull’impiego delle cellule T regolatorie, che hanno lo specifico compito di modulare la risposta immunitaria.

sierologico

Idrossiclorochina: la posizione IRST sullo stop OMS

A fronte della posizione espressa dall’Organismo Mondiale della Sanità che intende bloccare precauzionalmente l’utilizzo dell’idrossiclorochina per il trattamento delle infezioni da Coronavirus e all’articolo recentemente pubblicato sulla rivista The Lancet portato a supporto di tale indicazione, l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) IRCCS – promotore dello studio totalmente no-profit né sponsorizzato “PROTECT” per l’utilizzo a scopo profilattico di questo farmaco – nella persona del Prof. Giovanni Martinelli (Direttore Scientifico) e della Dr.ssa Oriana Nanni (Direttore Unità di biostatistica e sperimentazioni cliniche) intende precisare quanto segue.

L’emergenza COVID ha richiesto l’uso di farmaci, già usati per altre malattie, nonostante le scarse evidenze scientifiche sulla loro efficacia e sicurezza per la patologia specifica. In tale contesto epidemiologico la Food and Drug Administration USA e le corrispettive autorità competenti europee e italiane hanno approvato tali farmaci. Al di fuori dell’emergenza non sarebbe stato possibile somministrare farmaci la cui efficacia non fosse basata su evidenze scientifiche valide.

Il percorso metodologico per valutare un nuovo farmaco ha regole ben consolidate: solo studi clinici di grandi dimensioni, controllati e ben progettati, sono in grado di generare prove solide, necessarie durante il processo decisionale, per la sicurezza e l’efficacia delle possibili terapie per qualsiasi malattia, anche per il COVID.

Tali studi prevedono autorizzazioni delle autorità competenti e approvazioni da comitati etici (AIFA, Comitato Etico unico dell’Istituto Spallanzani); la loro gestione e il raggiungimento degli obiettivi e le analisi statistiche richiedono tempi che non possono essere più di tanto ridotti. Oggi nel mondo ci sono centinaia di studi sul Covid19 in corso i cui risultati potranno essere pronti solo nel prossimo futuro, compresi gli studi sui vaccini.

Lo studio pubblicato su The Lancet non è una sperimentazione clinica disegnata per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’idrossiclorochina o della clorochina usata da sola o in combinazione con antibiotici su pazienti ricoverati in ospedale. È una raccolta di dati, di grandi dimensioni, che ha assemblato dati provenienti dai database, regolarmente alimentati per altri scopi (amministrativi, di gestione economica) di oltre 671 ospedali nel mondo in un periodo che parte da dicembre 2019 e che riguarda pazienti ospedalizzati con diversa gravità dell’infezione. Grande eterogeneità della popolazione inserita, scarsa qualità dei dati, gruppi non comparabili a confronto. Gli autori stessi dichiarano che “i risultati emersi non possono dimostrare una relazione causa-effetto del farmaco sull’eccesso di mortalità o su gli altri esiti negativi di cui sentiamo parlare. Solo studi clinici randomizzati potranno dimostrare il reale valore di tali farmaci”. Perché, dunque, questo risultato ha avuto una tale enfasi? Prima della pandemia una pubblicazione di questo tipo avrebbe provocato tanta ostilità nei confronti di un farmaco?

L’OMS ci pare aver sospeso “temporaneamente”, in via precauzionale, gli esperimenti clinici sull’uso dell’idrossiclorochina e clorochina in corso con i suoi partner in diversi Paesi non sulla base di evidenze scientifiche sufficienti. Tali decisioni, se protratte e confermate, impediranno alla comunità scientifica di capire il reale valore del farmaco.

Lo studio dell’IRST, PROTECT – del quale si ricorda il valore totalmente no-profit e per il quale l’Istituto sta operando un ingente investimento al solo scopo di conoscenza scientifica – come altri 50 studi contemporaneamente condotti nel mondo da istituzioni prestigiosi quale quella dell’Università di Oxford, intende valutare con una metodologia corretta e neutrale, il ruolo dell’idrossiclorochina in mono terapia in una popolazione che non ha nulla a che fare con quella analizzata sull’articolo di The Lancet, cioè positivi paucisintomatici e asintomatici per profilassi. Solo a fine sperimentazione potremmo presentare il valore o meno del farmaco – peraltro dal basso costo e dalla lunga storia di tollerabilità – stante che, per il progredire delle scienze, occorre disporre di nuove conoscenze che solo il più rigoroso metodo scientifico può produrre.

Idrossiclorochina: uno studio clinico IRST-UNIBO ne testerà l’effettiva efficacia per la prevenzione e il trattamento precoce del Coronavirus

Nel corso dell’odierno Consiglio di Amministrazione IRST è stata data informazione che il Comitato Tecnico Scientifico dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e il Comitato Etico Unico nazionale per gli Studi terapeutici sul Covid-19 (che ha sede presso l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive “Spallanzani” di Roma) hanno dato via libera a PROTECT, studio coordinato dal Prof. Pierluigi Viale (Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna) e dal Prof. Giovanni Martinelli (Direttore Scientifico dell’Istituto Tumori della Romagna IRST IRCCS) e disegnato dalla dr.ssa Oriana Nanni (Direttore Unità di Biostatistica e Sperimentazioni cliniche IRST) con la collaborazione del Prof. Annibale Biggeri, consulente epidemiologo IRST.

La maggior parte dei pazienti affetti da Covid-19 risultano privi o con pochi sintomi, tanto che la convalescenza avviene presso il proprio domicilio con una conseguente alta possibilità di contagiare i conviventi. La pandemia da Covid-19 ha un alto tasso di trasmissione e i soggetti più sensibili al contagio sono le persone anziane, quelle con patologie croniche (insufficienza cardiaca e renale, diabete, cancro, ipertensione e malattie polmonari) e gli operatori sanitari.

PROTECT intende valutare l’efficacia di un trattamento di profilassi farmacologica in una popolazione non affetta da Covid-19, ma ad alto rischio di infezione, perché strettamente a contatto con una persona positiva, quindi conviventi del nucleo famigliare e/o operatori sanitari.

Attraverso la collaborazione con le ASL della Regione Emilia-Romagna, operatori dell’Istituto Tumori della Romagna (IRST) IRCCS contatteranno i soggetti che, secondo i criteri definiti  dall’Organizzazione Mondiale della Salute, siano ritenuti potenzialmente a rischio definiti “contatti”. Questi, attraverso una rigorosa metodologia scientifica, verranno assegnati a due gruppi: un gruppo riceverà l’idrossiclorochina, un farmaco antimalarico e presunto antivirale già utilizzato per il trattamento di pazienti positivi sintomatici, mentre un gruppo (detto di controllo) sarà sottoposto alla sola stretta osservazione, fino ad oggi considerato l’approccio standard riconosciuto. Il reclutamento mira a raggiungere un numero di partecipanti di circa 2.000 soggetti, asintomatici a rischio.

Utilizzato principalmente come antimalarico e nel contrasto ad alcune forme infiammatorie autoimmuni (come l'artrite reumatoide), l'idrossiclorochina ha mostrato nei test in vitro eseguiti da numerosi laboratori, una notevole attività di contrasto ai coronavirus. Un dato che, affiancato alla possibilità di raggiungere elevate concentrazioni di farmaco nel tessuto polmonare, rende questa molecola particolarmente interessante e potenzialmente eleggibile per il trattamento del Covid-19. L’ipotesi di studio da confermare è che, se assunto precocemente al contagio il farmaco possa contribuire ad alleviare i sintomi dell’infezione.

Il farmaco è approvvigionato con una fornitura specifica ed aggiuntiva, senza “intaccare” la disponibilità dello stesso nelle farmacie per le persone affette da malattie reumatiche ed autoimmuni per i quali deve rimanere disponibile.  

A distanza di meno di un mese di trattamento si potrà valutare se il farmaco somministrato in profilassi riduce l’insorgenza di Covid-19 rispetto al gruppo di controllo.

Lo studio mira, inoltre, a valutare se il trattamento precoce con clorochina del paziente Covid positivo possa ridurre la sintomatologia e nello stesso tempo riduca la contagiosità nei confronti dei propri conviventi/contatti abbattendo la carica virale.

In caso di conferma dell’ipotesi dello studio PROTECT, ad integrazione degli importanti risultati ottenuti con il distanziamento sociale già messi in campo, si potrà disporre di una strategia di profilassi realmente capace di ridurre le dimensioni complessive dei contagi oltre ad offrire una interessante chance terapeutica.

Alla soddisfazione espressa dal Presidente IRST, Prof. Renato Balduzzi e dal Commissario per l’emergenza Coronavirus della Regione Emilia-Romagna, Dr. Sergio Venturi, si è unito l’Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna, Dr. Raffaele Donini: “Questa sperimentazione - che può contare sull'autorevole contributo del Professor Pierluigi Viale, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell'Università di Bologna - può portare un contributo decisivo alla lotta contro il Coronavirus, a conferma delle intuizioni dei trattamenti farmacologici che sono già in corso in modo capillare e tempestivo ad opera del nostro Sistema sanitario per aggredire il virus casa per casa, e per tentare di impedire l'aggravamento delle condizioni cliniche dei pazienti. Le Aziende sanitarie locali garantiranno piena collaborazione a questa sperimentazione, per arrivare il più rapidamente possibile ai risultati.

Covid-19, Novacolor sostiene il Progetto CORSA

La pandemia che ha colpito il mondo e in particolare l’Italia ha sconvolto la vita di tutti noi. Il lockdown ci ha costretti a vivere in casa eliminando qualsiasi rapporto sociale. Per chi tutti i giorni si dedica agli altri, come le onlus e i centri di ricerca per la salute, il sostegno dei cittadini è fondamentale per garantire i servizi e consentire ai più deboli di vivere con dignità.

Per questo motivo Novacolor, azienda di Forlì specializzata in decorativi e pitture per l’edilizia, partner di San Marco Group, realtà leader in Italia nei sistemi vernicianti per l’edilizia con sede a Marcon (VE), ha deciso di contribuire in modo significativo ai progetti di forte impatto in termini sociali e di salute.

Tra questi – a beneficiare di una liberalità di 5.000 € consegnata stamane dalla dr.ssa Roberta Vecci, marketing manager del Gruppo San Marco - anche lo studio CORSA, attivato dall’Istituto Tumori della Romagna IRST IRCCS in collaborazione con altri importanti centri regionali, per definire ulteriori strumenti utili per la sorveglianza, la diagnosi e il controllo della patologia da Covid-19 nei soggetti più a rischio. Attraverso la ricerca si mirerà a studiare più approfonditamente le modalità di diagnosi del virus, fondamentali per contrastarne la diffusione, valutando il corretto impiego dei test molecolari e sierologici rapidi nei soggetti ad alto rischio.

Stiamo vivendo tutti un momento complesso, che ci costringe ad affrontare cambiamenti importanti e che supereremo soltanto restando uniti e aiutandoci l’un l’altro – ha dichiarato Pietro Geremia, Vice President Sales e Marketing del Gruppo San Marco – Con questo gesto vogliamo dare un segno tangibile della nostra gratitudine verso coloro che si stanno impegnando nella lotta al virus”.

In un periodo così difficile abbiamo bisogno di un messaggio di speranza e di sostegno per le nostre attività di ricerca; per questo siamo grati a chi, come Novacolor, ci affianca in questo nostro compito così impegnativo” ha ringraziato il Prof. Giovanni Martinelli, Direttore  scientifico IRST IRCCS.    

È stata una vera emozione consegnare oggi i due assegni” afferma Roberta Vecci, marketing manager del Gruppo San Marco, “sempre di più il ruolo delle imprese deve essere connesso con il territorio. Siamo orgogliosi che Novacolor srl possa contribuire in modo fattivo a queste due realtà importanti”.

Una seconda donazione di pari importo è stata consegnata alla Cooperativa di Solidarietà Sociale Paolo Babini per le attività di accoglienza di minori in difficoltà. 

La liberalità a favore di IRST è stata possibile grazie anche all'impegno del dr. Cristian Pancisi e della Federazione Energia, Moda, Chimica e Affini (FEMCA) Romagna, Associazione sindacale che aderisce alla CISL.

Nella foto: Giovanni Martinelli, Direttore Scientifico IRST IRCCS; Claudia Lilli, datamanager Unità di Biostatistica e Sperimentazioni Cliniche IRST IRCCS, Mattia Altini, Direttore Sanitario IRST IRCCS, Roberta Vecci, San Marco group marketing manager, Cristian Pancisi, FEMCA Cisl Romagna, Marina Bragagni, Responsabile Infermieristico della gestione dei processi trasversali, Direzione Infermieristica e Tecnica IRST IRCCS e Livia Turci, biologa Centro Risorse Biologiche IRST IRCCS.

Accessi venosi centrali: è possibile rinviarne la manutenzione

Riportiamo le indicazioni diramate dall'AIOM - Associazione Oncologia Medica Italiana sulla possibilità di rinvio delle medicazioni degli accessi venosi centrali necessari per i trattamenti chemioterapici tramite infusione.

In questo momento di emergenza la possibilità di ridurre gli accessi ospedalieri per i pazienti oncologici è uno degli accorgimenti da perseguire al fine di proteggere i pazienti stessi. Tra le varie motivazioni di accesso periodico alle unità di oncologia vi è, al termine del trattamento, la manutenzione degli accessi venosi centrali, dispositivi fondamentali per l'infusione di chemioterapici e terapie di supporto. In molte istituzioni viene adottato un regime di manutenzione che prevede il lavaggio del port ogni 4 settimane, supportato da diverse linee guida (1,2,3,4,5,6,7) e dalle informazioni fornite dalle stesse case produttrici dei dispositivi. Tuttavia, sempre più dati di letteratura, stanno dimostrando che il prolungamento dell'intervallo di tempo tra i lavaggi del port in caso di inutilizzo, non sembra determinare un aumento del rischio di complicanze trombotiche ed infettive.

E' quanto emerge da diversi studi retrospettivi e prospettici sull'argomento. In particolare, uno studio di fase II prospettico a singolo braccio (8) ha valutato la sicurezza e l'efficacia di un intervallo di 3 mesi tra i lavaggi del port con soluzione salina eparinata, dimostrando, su un totale di 87 pazienti, che tale tempistica non si associa ad un tasso di complicanze superiore (occlusione: 11.49%), ma in linea con i dati di letteratura (10-15%; 9,10), senza casi di infezione o trombosi. Alla stessa conclusione è giunto uno studio retrospettivo osservazionale italiano (11), su 381 pazienti in totale, sottoposti a lavaggio trimestrale con soluzione salina. In un altro studio retrospettivo italiano (12), la schedula di manutenzione standard mensile, usata dal 2005 al 2009 , è stata comparata con quella ogni 8 settimane adottata successivamente, per un totale rispettivamente di 106 e di 347 pazienti.

Anche questo studio ha dimostrato l'assenza di differenze tra le due schedule in termini di occlusioni, trombosi, disfunzioni meccaniche ed infezioni. Alla luce di questi dati, in attesa di studi randomizzati prospettici di fase III, è possibile pertanto raccomandare in questo particolare periodo, il differimento dei lavaggi dei port a 8-12 settimane.

Covid-19, IRST avvia uno studio sulle modalità di rilevazione del virus

La fragilità delle persone affette da patologie oncologiche da un lato, molte delle quali soggette a immunodepressione quindi più predisposte ad essere colpite da infezioni e, dall’altro, il pericolo di contrarre il virus da parte del personale sanitario a causa della continua esposizione, hanno spinto l’Istituto Tumori della Romagna IRST IRCCS a promuovere, in collaborazione con altri importanti centri regionali, uno studio per definire ulteriori strumenti utili per la sorveglianza, la diagnosi e il controllo della patologia da Covid-19 nei soggetti più a rischio. Attraverso la ricerca denominata CORSA, si mirerà a studiare più approfonditamente le modalità di diagnosi del virus, fondamentali per contrastarne la diffusione, valutando il corretto impiego dei test molecolari e sierologici rapidi nei soggetti ad alto rischio.

CORSA si pone come obiettivo primario l’indagine epidemiologica della diffusione dell’infezione nella popolazione asintomatica; a questo scopo saranno complessivamente coinvolte, tramite colloquio medico e rilascio del consenso informato, circa 500 persone tra operatori sanitari IRST senza alcun sintomo ascrivibile all’infezione da SARS CoV-2, nota come sindrome Covid-19, e 50 pazienti oncologici in trattamento presso l’Istituto candidati a terapie immunosoppressive o a trapianto di midollo. La componente clinica onco-ematologica dell’Istituto in sinergia con la Direzione scientifica ha, infatti, evidenziato come siano maggiormente esposti a rischio infezione proprio queste categorie di pazienti oncologici, individuando in loro i candidati più idonei allo studio.

La dinamicità e la capacità di declinare le proprie attività di ricerca sulle esigenze, anche improvvise, che la medicina deve affrontare, sono qualità da cui non può prescindere un Istituto che ha come mission la ricerca scientifica qual è l’Istituto Tumori della Romagna (IRST) Irccs – spiega il Prof. Giovanni Martinelli, Direttore Scientifico IRST IRCCS -. Per questo motivo, mentre tutti gli studiosi del mondo sono al lavoro per profilare e combattere un nuovo nemico tanto pericoloso quanto sconosciuto come SARS-CoV-2 e la patologia da esso provocata (nota come Covid-19), anche IRST si unisce alla ricerca avviando uno studio per conoscere più approfonditamente il virus, mettendo in campo gli strumenti e le professionalità in essere.

Condotto sotto la supervisione del Direttore Scientifico IRST IRCCS, Prof. Giovanni Martinelli e il supporto del Centro di Risorse Biologiche (CRB) di cui è referente la dr.ssa Valentina Ancarani, della Direzione Infermieristica e Tecnica diretta dalla dr.ssa Sandra Montalti e dell’Unità di Biostatistica IRST diretta dalla dr.ssa Oriana Nanni, lo studio si svilupperà in collaborazione con il Prof. Vittorio Sambri, Professore di Microbiologia – DIMES Università di Bologna e Direttore dell’Unità Operativa Microbiologia del Laboratorio Unico di Pievesestina AUSL Romagna, il Prof. Pierluigi Viale, Professore ordinario di Malattie Infettive – Direttore del DIMEC Università di Bologna e dell’Unità di Malattie Infettive del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna e il Dr. Edoardo Carretto, Direttore dell’Unità Operativa di Microbiologia dell'Arcispedale IRCCS Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

Le metodologie di indagine comprenderanno un semplice prelievo di sangue per la valutazione della risposta degli anticorpi verso SARS CoV-2 e l’esecuzione del test in RT-PCR su tampone rino-faringeo per valutare la presenza del virus; durante tutto il periodo dello studio, che durerà circa 6 mesi, i partecipanti verranno monitorati con cadenze stabilite per la rilevazione dei dati circa l’eventuale comparsa di sintomatologia compatibile con la malattia COVID-19, il decorso clinico e l’eventuale diagnosi confermata di presenza del virus SARS CoV-2.

Il prelievo di sangue sarà effettuato da personale IRST per determinare in circa 15 minuti, grazie all’impiego di test rapidi, la presenza di anticorpi che sveleranno ai ricercatori l’eventuale infezione da SARS CoV-2 in corso oppure la pregressa positività e il suo superamento. I risultati saranno poi confrontati con i dati virologici ottenuti su tamponi naso-faringei valutati dall’Unità Operativa di Microbiologia dell’AUSL Romagna diretta dal Prof. Vittorio Sambri. Inoltre il materiale raccolto potrà essere utile per identificare fattori genetici correlati all’infezione.

Questo studio è coerente e si integra con le indicazioni della Regione Emilia Romagna che prevedono l’effettuazione di indagini di laboratorio su tutti gli operatori sanitari in quanto maggiormente esposti al possibile contagio da SARS CoV-2 e che, contestualmente, potrebbero però non presentare sintomi: tale indagine viene condotta al fine di monitorare maggiormente e, conseguentemente, di migliorare la strategia per contenere la diffusione del virus.

Emergenza COVID-19 e solidarietà: donati all'IRST 500 camici monouso per proteggere operatori e pazienti

L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha portato alla mobilitazione di numerosissime realtà pronte a sostenere chi è impegnato in prima linea. Anche l’Istituto Tumori della Romagna (IRST) Irccs è stato tra i beneficiari di un importante gesto solidale da parte della Scuola del Benessere di CNA Ravenna attraverso la donazione di 500 camici monouso per la protezione degli operatori e, di conseguenza, dei pazienti oncologici.

Si tratta di un presidio di protezione molto importante e sempre utilizzato dagli operatori sanitari, utile per prevenire l’eventuale trasmissione del virus e tutelare la salute dei pazienti e di chi si prende cura di loro.

Oltre ai 500 camici, la scuola del Benessere di CNA Ravenna ha inviato a IRST anche centinaia di mantelline monouso che potranno essere impiegate all’interno del progetto di umanizzazione “Angolo dell’Armonia”, che ripartirà appena sarà superata l’emergenza. Il progetto vede impegnate estetiste e parrucchiere che offrono gratuitamente ai pazienti IRST semplici trattamenti di bellezza e benessere per la loro cura esteriore, aspetto di fondamentale importanza nel percorso oncologico.

Covid-19, proroga delle esenzioni dal ticket e dell'assistenza sanitaria in scadenza

Si informa che, la Regione Emilia-Romagna, nell’ambito della gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, al fine di garantire continuità nell’assistenza e limitare gli spostamenti dei cittadini alle sole prestazioni inderogabili, ha disposto la proroga delle scadenze di  tutte le esenzioni a validità limitata che prevedono un rinnovo previa valutazione specialistica.

In particolare,  le esenzioni per le quali la scadenza interviene tra il 24 febbraio 2020 e il prossimo 30 giugno 2020, vengono prorogate d’ufficio di 120 giorni.  Le esenzioni E02 per disoccupazione ed E99 per lavoratori colpiti dalla crisi, che prevedono rinnovo mediante autocertificazione e la cui scadenza era fissata per il 1° marzo 2020, sono prorogate tutte alla data del 30 Giugno 2020.

 Inoltre, in applicazione, alle disposizioni dell'art. 12 del Decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9 “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19”, sono state prorogate alla data del 30 Giugno 2020, previa richiesta dell’assistito, le iscrizioni al Servizio Sanitario Nazionale con scadenza antecedente a tale data.

Emergenza Covid-19, montato un tendone per il triage esterno

Per assicurare lo svolgimento delle attività assistenziali in sicurezza e nel rispetto delle più stringenti indicazioni emanate dal Governo per il contenimento dell’epidemia di Covid-19 / Corona Virus, nel parcheggio interno dell’IRST IRCCS di Meldola è stata montata una tenso-struttura gonfiabile dedicata al triage infermieristico all’accesso.

La misura – possibile grazie alla Protezione Civile, con prontezza e grande efficienza, che ha messo a disposizione la struttura e volontari per l’accoglienza – si è resa necessaria per alzare al massimo il livello di tutela già riservato ai pazienti oncologici, una fascia di cittadini particolarmente fragile e a rischio in caso di infezione.

Nel check point sanitario – attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 7 alle ore 19, quindi durante i momenti di attività sanitaria (visite, esami, terapie) – sarà presente personale infermieristico IRST che eseguirà un primo vaglio degli accessi. A tal proposito si informa che sarà consentito di accedere all’IRST solo attraverso l’ingresso principale (Via Piero Maroncelli, 40) e solo ai pazienti e loro eventuali accompagnatori (uno solo per persona ed esclusivamente per stretta necessità), il cui appuntamento sia stato confermato telefonicamente il giorno precedente (triage telefonico). Nel caso un paziente non avesse ricevuto la telefonata di triage il pomeriggio precedente l’appuntamento e avesse dubbi in merito, per fornire esclusivamente questo tipo di informazioni, IRST ha creato il numero dedicato 0543 739777, attivo dalle ore 14.30 alle ore 17.30, dal lunedì al venerdì. Utenti terzi potranno accedere solo per inderogabili e giustificabili esigenze lavorative o di servizio. L’accesso in IRST nei giorni di sabato e domenica sarà consentito solo a dipendenti in turno, mezzi e operatori in servizio e famigliari, ovviamente in perfetta salute, dei degenti.

“Siamo di fronte ad un’emergenza nazionale che richiede una forte risposta da parte di tutti e grande senso di responsabilità – spiega il Direttore Sanitario IRST, dr. Mattia Altini Ma sia chiaro, non dobbiamo avere eccessivi timori: stiamo mettendo in atto tutte quelle misure di cautela e controllo che ci permetteranno di tutelare i nostri pazienti, i loro famigliari e i nostri dipendenti nel miglior modo possibile. Abbiamo davanti a noi un obiettivo più ampio: raggiungere l’immunizzazione della popolazione nella maniera più progressiva possibile, evitando picchi nei contagi che rischierebbero di essere inconciliabili con la capacità di risposta delle strutture ospedaliere e con le risorse disponibili. IRST, ancora una volta, si dimostra una famiglia pronta ad accogliere al meglio e con il massimo sforzo possibile i nostri pazienti. L’impegno dei nostri professionisti, tutti, nessun escluso, è stato fin qui davvero encomiabile; siamo certi che uniti supereremo anche questo difficile momento.”  

Le Direzioni IRST, inoltre, nel raccomandare la massima collaborazione, ricordano che restano ovviamente valide le regole generali di prevenzione dal Covid-19: lavarsi spesso le mani, non toccare gli occhi, il naso o la bocca, proteggersi quando si tossisce utilizzando l’incavo del gomito o un fazzolettino usa e getta, non frequentare luoghi affollati, evitare ogni spostamento non necessario. Essenziale rimanere a casa. 

Per quanto riguarda i pazienti oncologici, qualora la persona abbia la certezza o il sospetto di esser venuta a contatto con soggetti positivi, dovrà segnalarlo immediatamente via telefono al proprio Medico di medicina generale e seguire le procedure predisposte dall’Azienda Sanitaria di residenza. Se sono previsti accessi in IRST, durante il triage telefonico, il paziente dovrà segnalare questa condizione al personale che deciderà i passi successivi. È doveroso comunicare anche se il paziente o persona a lui vicina accusa sintomi tipici del Corona Virus (principalmente febbre, tosse secca e mal di gola). Questo al fine di tutelare la salute degli altri pazienti presenti in IRST e che, causa la patologia di cui sono portatori, sono più fragili.

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