Nota IRST sulla radiofarmacia: non c'è e non c'è mai stato alcun rischio per la salute - 18 novembre

In riferimento ai recenti articoli di stampa apparsi sull’edizione di Forlì de “Il Resto del Carlino” nei quali si riportano stralci di una lettera a firma prof. Marcello Benassi (per la pecisione, lettera non indirizzata a IRST), l’Istituto Tumori della Romagna (IRST) IRCCS, al fine di ribadire la totale trasparenza del proprio operato e la totale sicurezza delle attività svolte per la cura e la ricerca nell’ambito delle patologie neoplastiche, intende puntualizzare che:

Non c’è e non c’è mai stato, per i dipendenti IRST né per la popolazione di Meldola, alcun problema di sicurezza legato alla struttura di produzione di radiofarmaci gestita dalla ditta AAA. Così come è a dir poco ingannevole insinuare che vi sia un nesso causale tra la presenza della Radiofarmacia e l’insorgenza di due casi di leucemia infantile in questo territorio.

La struttura di Radiofarmacia e le attività svolte, rispettano i più rigorosi principi di sicurezza, dettati anche dalla letteratura scientifica internazionale a completa garanzia della sicurezza delle popolazioni residenti e dei dipendenti delle strutture.

Le autorizzazioni rilasciate dagli organismi preposti (ministeriali e regionali) per lo svolgimento delle attività di queste strutture di produzione, sono definite sulla scorta di prescrizioni rigide ed estremamente cautelative.

• A conferma della compatibilità tra attività produttiva di radiofarmaci e salute pubblica, si evidenzia che strutture simili (ciclotroni + Radiofarmacia) siano già da tempo presenti all’interno di altri complessi ospedalieri ubicati in centri cittadini, in Italia e all’estero, con densità abitativa molto maggiore rispetto alla nostra (basti citare Bologna e Roma).

• La struttura, conformemente alla normativa vigente, è stata attivata dopo l’ottenimento di specifico Nulla Osta rilasciato dal Ministero dello Sviluppo Economico in data 11/10/2010. A questo documento sono seguiti provvedimenti integrativi frutto di istanze mirate all’ottenimento di prescrizioni più cautelative richieste dalla Regione Emilia Romagna su proposta del Dipartimento di Sanità pubblica AUSL e IRST. Alla luce di questa istanza, alla Radiofarmacia AAA sono stati prescritti dalla Regione Emilia-Romagna limiti ventotto volte inferiori rispetto a quelli, già considerati precauzionali nei confronti della popolazione, indicati dall’ente preposto, ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ente del Ministero dell’Ambiente).

• Le azioni inerenti la produzione di radiofarmaci svolte da IRST hanno sempre recepito le indicazioni espresse dal prof. Benassi. Tra le azioni messe in campo, nel dicembre 2015, in sede di revisione della concessione alla ditta AAA della convenzione per la gestione della Radiofarmacia, IRST ha proposto e ottenuto un protocollo formale di collaborazione tra esperti qualificati IRST e AAA in merito alla radioprotezione.

Il monitoraggio delle emissioni, come da normativa, è inviato agli Organi di Vigilanza da parte della AAA ed è sottoposto a registrazione continua e in alcun modo modificabile. Si ribadisce che le informazioni in nostro possesso e quelle forniteci dagli organismi che sono tenuti al controllo (Arpae, anzitutto) ci dicono che i dati sono sempre stati molto al di sotto dei limiti stabiliti dalle prescrizioni.

• Per quanto riguarda le “linee di ritardo” (strutture funzionali ad un ulteriore abbattimento della eventuale radioattività emessa), l’installazione proposta dal prof. Benassi, è stata sostenuta dall’Istituto, accettata dalla ditta AAA e inviata da questa al Ministero dell’Ambiente per le valutazioni obbligatorie. Per altro, al fine di accelerare la pratica, la ditta AAA ha richiesto la procedura più rapida (silenzio-assenso entro 90 giorni) ma il Ministero ha disposto la non attivazione immediata delle “linee” fino alla conclusione del complessivo iter autorizzativo.

• Rispetto al rapporto di lavoro in essere tra il prof. Benassi e IRST, non c’è stato alcun intento da parte di IRST, di escludere l’allora esperto qualificato dal proseguimento delle proprie attività. IRST ha proceduto – come indicato dal Consiglio di Amministrazione IRST e secondo normativa vigente – alla selezione dell’esperto qualificato secondo quanto avviene nel settore pubblico, così come peraltro avviene per ogni figura professionale assunta in IRST. È stato pertanto pubblicato un bando al quale sono stati invitati sei professionisti, tra cui il prof. Benassi. Il quale però ha legittimamente ritenuto di non partecipare.

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Si riporta l’analisi e il commento dei dati inerenti i cosiddetti “picchi” di emissione oggetto della lettera del prof. Benassi, redatta dall’esperto qualificato prof. Renzo Delia.

E’ stato il massimo organo italiano in materia di Radioprotezione e sicurezza della popolazione e dell’ambiente, ISPRA (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale) che – in ottemperanza della vigente normativa ha formulato e trasmesso il suo parere al Ministero dello Sviluppo Economico, organo competente per legge a rilasciare l’autorizzazione all’installazione ed uso degli impianti della tipologia di quello posseduto dalla società AAA – ha stabilito il valore massimo delle emissioni al camino dell’impianto.

I limiti definiti da ISPRA sono quelli di sicurezza, cioè quelli, il cui rispetto garantisce il livello di rischio accettabile per la popolazione e l’ambiente in ragione della tipologia di attività svolta: in altri termini sono quei limiti che garantiscono la non rilevanza radiologica dell’attività autorizzata.

Tale valore è stato fissato da ISPRA per l’emissione annua a 28.000 GBq (unità di misura dell’attività dei materiali radioattivi) con una ulteriore verifica trimestrale per un valore pari a 7.000GBq. Nonostante ciò, il dialogo tra IRST e Regione, ha portato ad una ulteriore drastica diminuzione dei valori massimi stabiliti da ISPRA, già conservativi per la salvaguardia della salute della popolazione.

Dalla Regione sono difatti stati definiti tre livelli di limiti, accettati dalla società AAA: questi nuovi livelli sono tali che il più alto di essi è pari ad un ventottesimo del valore stabilito da ISPRA e rappresenta il Livello di Intervento, cioè il valore al raggiungimento o superamento del quale la AAA deve adottare azioni di rimedio. I tre livelli stabiliti dalla regione sono:

1) Livello di Registrazione [50 GBq a trimestre]: ad ogni superamento del livello occorre riportare in apposito registro;
2) Livello di Indagine [125 GBq a trimestre]: ad ogni superamento del livello devono essere svolte indagini;
3) Livello di Intervento [250 GBq a trimestre]: ad ogni superamento del livello devono essere attuate azioni per la riduzione delle emissioni.

Si riportano i dati trimestrali forniti dal monitoraggio AAA dall’inizio dell’attività al terzo trimestre 2016. I valori sono trimestrali così come da prescrizione regionale e, ovviamente, contengono tutti i dati del periodo.

 

Oggetto del contendere è però non il Livello di Intervento, né il Livello di Indagine in cui bisogna indagare sull’accaduto ma il Livello di Registrazione a seguito del superamento del quale bisogna solamente riportare il valore su un registro a mera memoria per monitorarne l’andamento.

È però evidente che il Livello di Registrazione – il cui superamento è motivo di interesse da parte del Dott. Benassi pari a 50 GBq – è addirittura 140 volte inferiore al livello stabilito dall’ISPRA (7000 GBq) e non comporta alcuna possibile correlazione scientifica tra emissioni e danno alla salute della popolazione o all’ambiente in quanto è solamente un livello di registrazione e cioè il primo livello di “guardia”.

Definito ciò è pertanto opportuno non confondere – per non creare allarmismi infondati – il Livello di semplice Registrazione con livelli ben più alti di Indagine ed Intervento, mai superati dalla società AAA come testimoniano le comunicazione che questa puntualmente invia all’organismo tecnico di vigilanza. Tanto più che la stessa società AAA è tenuta a segnalare anche eventuali picchi anomali all’interno del periodo di osservazione trimestrale e questi stessi in nessun caso superano il successivi livelli imposti dalla Regione, figurarsi i livelli ministeriali che sono enormemente più alti e già ritenuti sicuri per la popolazione e l’ambiente.

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