Ricerca IRST sul tumore al fegato: premiata la ricercatrice Giorgia Marisi - 22 luglio 2015
Premiata, durante la 2nd World Conference on Targeting Liver Diseases di Malta (25-26 giugno), la ricercatrice IRST Giorgia Marisi per la presentazione orale dei risultati di uno studio sull’epatocarcinoma
Nella foto, da sinistra la dott.ssa Giorgia Marisi, il Prof. Rifaat Safadi e il Prof. Marvin Edeas, presidenti della commissione scientifica del Targeting Liver Diseases 2015
Nuovo riconoscimento per la ricerca oncologica IRST. Grazie alla presentazione orale dei dati finali di uno studio sul tumore avanzato del fegato (epatocarcinoma avanzato) svolta durante la 2nd World Conference on Targeting Liver Diseases di Malta (25-26 giugno), la giovane ricercatrice del Laboratorio di Bioscienze IRST, Giorgia Marisi, ha ottenuto un importante premio. Notevole attenzione da parte della comunità medico-scientifica avevano già suscitato i dati preliminari dello studio illustrati lo scorso gennaio a San Francisco (USA) dal medico oncologo del Gruppo di patologia Gastroenterico, Andrea Casadei Gardini, in occasione della più grande conferenza mondiale sulla ricerca sul cancro gastroenterico.
Si tratta di uno studio svolto da più ricercatori italiani, retrospettivo e multicentrico – ovvero coinvolgendo altri centri di ricerca – in cui è stato analizzato il DNA estratto da campioni di sangue periferico di 128 pazienti arruolati su tutto il territorio nazionale, affetti da tumore avanzato del fegato e trattati con il farmaco Sorafenib. Obiettivo della ricerca consiste nell’identificazione di biomarcatori prognostici rispetto alla malattia e predittivi di risposta al trattamento con questo farmaco. La ricerca condotta in IRST IRCCS ha evidenziato come in individui affetti da epatocarcinoma avanzato che presentano una particolare variazione genetica del Dna (polimorfismi del gene eNOS), sia possibile indicare se quel paziente potrà avere una risposta efficace alla cura con il Sorafenib. Questa scoperta, i cui dati saranno confermati in uno studio che esaminerà i risultati nel tempo, porterà beneficio a tutti quei pazienti che, sapendo in anticipo che non risponderebbero comunque a questa terapia, potranno evitarne gli eventuali effetti collaterali.
L’epatocarcinoma è il quinto tumore per incidenza negli uomini e l’ottavo nelle donne e rappresenta la terza causa di morte per cancro nel mondo. Il farmaco Sorafenib è un inibitore tirosin-chinasico orale che nel trattamento dell’epatocarcinoma avanzato ha cambiato lo scenario clinico dei pazienti affetti da questa patologia e oggi rappresenta lo standard terapeutico per questo tipo di tumore. Tuttavia, un’ampia porzione di pazienti non sembra beneficiare del trattamento, venendo così esposta ad una tossicità non necessaria. Ad oggi mancano, però, dei criteri clinici e/o molecolari che permettano una selezione più accurata dei casi da trattare con questo farmaco e non esistono ancora fattori realmente in grado di anticiparne l'efficacia. È, pertanto, una grande sfida quella di individuare la terapia giusta per ciascun paziente, un iter che sia in grado di prolungarne la sopravvivenza e ridurre la tossicità dei farmaci.
I risultati presentati dalla dott.ssa Marisi rispetto alla ricerca che ha condotto in IRST IRCCS insieme al dott. Andrea Casadei Gardini, il dott. Giovanni Luca Frassineti (Responsabile del Gruppo di patologia Gastroenterico), la dott.ssa Paola Ulivi (Laboratorio di Bioscienze IRST), il prof. Dino Amadori (Direttore Scientifico IRST) e in collaborazione con le Università di Ancona, Bari, Milano e Cagliari, nonché con alcuni medici-oncologi dell’Area Vasta Romagna, rappresentano un significativo traguardo per migliorare la qualità della vita dei pazienti