ItaliaCamp propone il modello performance IRST a riferimento per l'SSN - 18 dicembre 2014

Tra analisi dei costi, risultati terapeutici, coinvolgimento consapevole del paziente e “narrativa medica”: l'associazione ItaliaCamp propone il modello di controllo della performance sanitaria dell'IRST come strumento per far crescere la qualità e mantenere la spesa dell'intero Sistema Sanitario Nazionale.

Il modello di gestione dei costi e risultati delle cure sviluppato da IRST IRCCS come cifra per l'intero Sistema Sanitario Nazionale. La proposta è contenuta nel pacchetto di otto progetti per lo sviluppo sostenibile e l'innovazione sociale del nostro Paese, presentato lo scorso 10 dicembre a Roma dall'associazione ItaliaCamp. Primo “centro” in Italia per la promozione di idee, ItaliaCamp è una realtà nata nel 2008 sotto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri grazie alla collaborazione di giovani più di 70 Università, centri di ricerca nazionali e internazionali. Negli anni si è sviluppata aggregando Istituzioni e grandi gruppi industriali con l'obiettivo di promuovere, studiare e diffondere progetti capaci di offrire non solo un ritorno economico ma anche crescita culturale, rispetto delle risorse ambientali, occupazione e migliori relazioni tra i cittadini. Economia, ricerca scientifica, trasporti, sanità sono alcune delle macro aree nelle quali sono state prima identificate questioni chiave presenti sul tappeto quindi possibili soluzioni: “vitamine” per far ripartire il Sistema Italia in un momento economico e di coesione sociale così complesso. In particolare, in tema di salute, la disomogeneità nell'efficacia della risposta sanitaria tra le diverse regioni, unita alla carenza di dati sul rapporto tra risorse impiegate ed esiti di cura raggiunti, fa emergere con forza l'esigenza di avere un modello di analisi delle performance che sia efficace, semplice, replicabile. A maggior ragione in un settore che incide sul bilancio del Sistema Nazionale con tassi crescenti com'è quello oncologico (nel 2013, 7,5 miliardi euro pari al 6,7% del totale). Necessità cui il modello standard IRST dà risposta presentando un altro punto di forza: integra il dato economico, di “costo”, con la qualità percepita dal paziente e la comprensione dello stesso rispetto al suo percorso di cura e malattia.

“Le linee di ricerca attraverso le quali si svolge l'attività dell'IRST riconosciuta dal Ministero riguardano lo sviluppo di cure e diagnosi sempre più efficaci ma anche l'identificazione di modelli gestionali di organizzazione sanitaria sempre più efficaci – spiega il dott. Mattia Altini, Direttore Sanitario IRST e principal investigator del progetto, presente a Roma all'incontro di ItaliaCamp con le altre direzioni delle’Istituto, il dott. Marcello Tonini (Direttore Generale) e il prof. Dino Amadori (Direttore Scientifico) –. Si tratta di progettualità più da “dietro le quinte” ma che incidono profondamente sui livelli di spesa e quindi, a stretto giro, sugli investimenti in tecnologie, risorse impiegate negli studi e qualità terapeutica a favore dei pazienti.”

Il modello di analisi IRST – già utilizzato con successo nel progetto di gestione della Radioterapia di Ravenna (da gennaio 2014) grazie alla presenza di una serie di prerequisiti fondamentali quali puntuali dati epidemiologici, un’organizzazione focalizzata sulle patologie, la tracciabilità delle attività erogate – intreccia la puntualità del sistema d'analisi dei costi dei singoli percorsi di cura (i cosiddetti Percorsi Diagnostici Terapeutici e Assistenziali, PDTA) a una lettura più ampia, d'ambito di patologia. Tale approccio, integrativo e non sostitutivo, centra l'obiettivo di valorizzare i risultati di un intero processo e non solo di una sua porzione, proponendosi così quale strumento conoscitivo utile, per chi governa la sanità, a inquadrare risultati e appropriatezza dei costi. Aggregando in maniera volutamente più approssimativa i costi complessivi sostenuti e affiancandogli indicatori d'efficacia clinica, di qualità percepita (informazioni ricevute, partecipazione a programmi di umanizzazione delle cure), di servizio e appropriatezza, si ottiene consapevolezza di un dato oggi difficilmente disponibile: la spesa del Sistema su una patologia e il valore/beneficio complessivo effettivamente creato per il paziente e la salute dei cittadini. Il modello, capace d’incrociare le direttive dell’Istituto Superiore di Sanità e Regione Emilia-Romagna circa la promozione di percorsi di empowerment degli utenti, applicato su ampia scala, consentirebbe di individuare le buone pratiche e le debolezze dell’intero Sistema Sanitario.

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