Saturday, May 28, 2016
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ARTHE - IART

Il Progetto ARTHE consiste nello studio di una nuova metodica sperimentale per il trattamento di lesioni non palpabili della mammella identificate nell’ambito dello screening oncologico e confermate come maligne attraverso una biopsia. ARTHE (acronimo di Avidination for Radionuclide Treatment) indica una tecnica di facile esecuzione che prevede una semplice iniezione locale di una soluzione minimamente radioattiva e, dunque in grado di distruggere cellule tumorali, nella piccola cavità creata dal prelievo di materiale della biopsia. In questo modo si potrà ottenere una distribuzione del radiofarmaco proprio nel sito dove si trova la massa tumorale. Questa metodica sarà eseguita in regime ambulatoriale presso la Prevenzione Oncologica dell'AUSL della Romagna sede di Forlì, primo centro in Italia ad eseguire la sperimentazione e ad offrire questa opportunità terapeutica in collaborazione con IRST IRCCS.

Dopo qualche settimana, al momento dell’intervento chirurgico – a cui la paziente viene sottoposta secondo pratica clinica – l’anatomopatologo valuterà se nel tessuto asportato permangono cellule tumorali oppure se il radiofarmaco è già stato in grado di eliminare tutte le cellule tumorali. L’obiettivo di questo studio clinico, infatti, è di verificare l'ipotesi che un trattamento con avidina-biotina-DOTA-90Y (la soluzione debolmente radioattiva iniettata nella sede della biopsia ovvero nella zona della lesione tumorale) emette una dose di radiazioni sufficiente per distruggere le cellule tumorali rimaste dopo la biopsia diagnostica. Se i risultati risponderanno a quanto atteso, questa metodica sperimentale, minimamente invasiva, potrà sostituire in un futuro l’intervento chirurgico per alcuni sottogruppi di donne con lesioni non palpabili. Il Progetto ARTHE pone le basi ad un progetto con analogo razionale e risultati ancora più ambiziosi, ovvero quello della IART.

logo IARTL'approccio conservativo alla cura dei tumori al seno e non solo, compie un ulteriore passo in avanti: è grazie alla IART, una tecnica messa a punto in Italia e già sperimentata in una cinquantina di pazienti che è attesa ora al vaglio di numeri più grandi. Suo ideatore è il dott. Giovanni Paganelli, Direttore dell’Unità Medicina Nucleare dell’IRST, che da anni lavora sulla terapia radiometabolica. Questa tecnica innovativa unisce le caratteristiche uniche di alcune proteine con quelle di atomi debolmente radioattivi.

Cos'è la IART? La sigla significa Intraoperative Avidination for Radionuclide Treatment e indica una tecnica che permette di effettuare una radioterapia efficace in una sola giornata.

Come si realizza in concreto? In natura esistono una proteina e una vitamina che si attraggono con molta forza, l'avidina e la biotina. La tecnica prevede che durante l'intervento di asportazione del tumore venga iniettata l’avidina che per le sue specifiche caratteristiche, si localizza e rimane nei tessuti appena operati. Quindi l'intervento viene terminato secondo le abituali procedure. Il giorno dopo alla paziente viene somministrata la biotina (vitamina H) che a sua volta porta con sè un atomo radioattivo, l'ittrio-90, che emette elettroni a bassa energia. Quando la biotina entra in circolo e trova la sua “partner” avidina, già presente nel seno operato, vi si lega stabilmente.  Il complesso avidina-biotina insieme all'atomo radioattivo permettono di effettuare una radioterapia localizzata nella sede del tumore, efficace e con meno effetti collaterali della radioterapia a fasci esterni: una sola seduta anziché 5-6 settimane e un costo minore sia per la paziente che per il sistema sanitario.

A chi può essere praticata? I primi studi condotti utilizzando la tecnica IART abbinata alla radioterapia esterna a dosi ridotte, hanno dato risultati positivi. Il progetto IART, che sarà condotto all'IRST, intende confrontare le due tecniche attraverso uno studio sperimentale diretto e su pazienti selezionate. Se i risultati di questa ricerca saranno positivi, la IART potrebbe essere proposta nella maggioranza delle pazienti con tumore al seno e probabilmente anche per altri tumori.

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